Bozza di un Manifesto per un nuovo Rinascimento

Didattica per competenze

Pubblicato il 12 novembre 2014

L’Uomo del Rinascimento era poliedrico. Pittore, progettista, costruttore, studioso… Molte cose assieme, come sa fare l’artigiano.

L’Uomo del ‘900 é stato uno Specialista: un esperto di una sola cosa. Bravissimo, ma monodimensionale. Come un operaio alla catena di montaggio.

Come dovrà essere l’Uomo (Mensch) di questo secolo?

C’é una forte spinta verso l’interdisciplinarietà. Occorre saper mettere assieme capacità diverse: l’imprenditore che sa del suo dominio produttivo ma anche di economia, la web designer che capisce di programmazione ma anche di grafica, il contadino che per far crescere le mele deve collegarsi al web per vedere quando fare i trattamenti. Perfino le discipline ormai si mescolano: bioinformatica, meccatronica. C’é un trend verso una conoscenza più vasta anche se forse inevitabilmente e inesorabilmente più superficiale. E’ un bene o é un male? Importa poco: é diverso. Ed é così. Bisogna imparare a cambiare pelle, perché…

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La Buona Scuola in Tour

Didattica per competenze

Pubblicato l’11 novembre 2014

L’iniziativa del Governo sulla scuola é partita con una buona premessa: ascoltare la base, cioè gli studenti, le famiglie, il mondo produttivo, i docenti e i lavoratori della scuola, insomma la società tutta.

C’é un sito web (labuonascuola.gov.it) tramite il quale chiunque può esprimere commenti e dare idee su come dovrebbe essere la scuola e cosa si può fare. In parallelo é organizzato un tour, nel quale  vari personaggi di rilievo (Ministro Stefania Giannini, Capo di Gabinetto Alessandro Fusacchia, Capo della Segreteria Tecnica Francesco Luccisano, Capi Dipartimento Sabrina Bono e Luciano Chiappetta) girano l’Italia partecipando ad incontri aperti nei quali possa avvenire un confronto sui temi de “La buona scuola”.

laBuonaScuola

Ieri, 10 novembre,c’é stato uno di questi eventi nella città di Trento,  presso il palazzo della Regione.

Ho partecipato, e riporto alcune impressioni.

L’organizzazione non era il forte dell’evento.   Non era preventivamente disponibile una scaletta…

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Della disonestà intellettuale, e del double standard (Beppe Grillo)

Luglio 2011:

“Spettabile presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
quasi tutto ci divide, tranne il fatto di essere italiani e la preoccupazione per il futuro della nostra Nazione. … Il Governo è squalificato, ha perso ogni credibilità internazionale, non è in grado di affrontare la crisi …
In questa situazione lei non può restare inerte. Lei ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti, con un l’unico mandato di evitare la catastrofe economica e di incidere sulla carne viva degli sprechi…
Lei ha una grande responsabilità a cui non può più sottrarsi, ma anche un grande potere. L’articolo 88 della Costituzione le consente di sciogliere le Camere. Lo usi se necessario per imporre le sue scelte prima che sia troppo tardi. Saluti. 
Beppe Grillo”

Il testo originale e completo é su http://www.beppegrillo.it/2011/07/lettera_a_giorgio_napolitano.html 

Febbraio 2013:

“Saint Moritz è un comune svizzero del Canton Grigioni, …
Con un governo in carica, mai sfiduciato dal Parlamento, e con lo spread ancora sotto la soglia critica, Napolitano fa sapere a Monti che è candidato alla presidenza del Consiglio e Monti va in pellegrinaggio in Svizzera da De Benedetti a chiedere la sua benedizione. Un Savoia la posto di Napolitano avrebbe avuto più ritegno….
Impeachment, e così sia!
Beppe Grillo”

Il testo originale e completo é su http://www.beppegrillo.it/m/2014/02/vacanze_a_saint_moritz_con_monti_e_de_benedetti.html

Dunque, nel luglio 2011 si implora Napolitano di nominare una presidente del consiglio (Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti).

Nell’agosto 2011 Napolitano verifica la disponibilità di una persona di profilo istituzionale, all’epoca non legata ai partiti a diventare presidente del consiglio nel caso la situazione precipiti (che poi Monti abbia parlato di questo con altri, non è imputabile a Napolitano).

Nel febbraio 2013 Beppe Grillo accusa Napolitano di aver fatto (nell’estate 2011)… quello che li stesso gli raccomandava!

A casa mia questo si chiama DISONESTA’ INTELLETTUALE. Che schifo.

Così come IMPORRE lo streaming quando si parla con Bersani e VIETARLO quando si tratta di discutere questioni interne al movimento.

A casa mia si questo si chiama DOPPIO STANDARD (o doppia morale). Che schifo.

V E R G O G N A !

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“Salvare la scuola nell’era digitale” e lo scivolone di Giovanni Reale

Il problema del se – e soprattutto del come – la tecnologia informatica possa aiutare la scuola è assai sentito. A me interessa molto, ed è parte del mio lavoro. In estrema sintesi penso che la tecnologia nella scuola sia utile ed inevitabile, anche se il “come” è la parte difficile – molto difficile. Sono assai interessato a sentire le opinioni contrarie alla mia, e così mi sono letto il libriccino di Giovanni Reale dal titolo “Salvare la scuola nell’era digitale“uscito quest’anno per i tipi di “La Scuola”.

Giovanni Reale è un accademico molto noto: storico della filosofia italiana, ha ricevuto per il suo lavoro varie onorificenza, quali tre Lauree Honoris Causa internazionali (in Polonia, Russia e Lichtenstein) e la nomina a Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana su iniziativa del Presidente della Repubblica (2011).

Giovanni Reale

Giovanni Reale

Il libro nasce da un’urgenza che Giovanni Reale ha sentito: rispondere al “diktat” ministeriale del marzo 2013 che impone la transizione dal libro cartaceo alla sua forma digitale (poi seguito, a settembre, da un secondo decreto).

L’opera di Reale fa costante riferimento alle opinioni di Clifford Stoll: citassimo, al punto che su 12 sezioni che compongono il libro (Introduzione, 10 capitoli e Conclusione) ben 6 si aprono con degli esergo contenenti una frase del suddetto.

In particolare, nel testo l’autore cita ampi brani di un lavoro di Stoll del 1999, il libro “Confessioni di un eretico high-tech – Perché i computer nelle scuole non servono e altre considerazioni sulle nuove tecnologie“, edizione italiana di Garzanti del 2000. Gran parte del lavoro di Reale riprende le tesi dell’autore americano (ammorbidendole un poco): direi che circa il 40% del libro commenta e riprende Stoll. Non deve esser parso vero a Reale di trovare in un padre di Internet un potente alleato!

Già, perché Reale presenta lo Stoll come “uno dei fondatori di Internet, ma anche uno dei primi che ha indicato gli effetti negativi che può produrre nella scuola” (p. 15), e “uno dei creatori di Internet” (p.44).  Purtroppo si tratta di un errore marchiano, oltre che  di una pessima scelta, come proverò ad argomentare.

Chi è dunque questo signore? Secondo Garzanti, “Clifford Stoll è professore di astronomia a Berkeley, ma è anche uno dei commentatori più autorevoli sullo sviluppo della rete“.

Ma ahimè, nessuna di queste affermazioni corrisponde a verità. Non ha partecipato all’ideazione di Internet. Non è professore di astronomia a Berkeley. E quanto all’autorevolezza, ne parliamo tra un attimo…

Per quanto non sia in grado di escludere con certezza assoluta che in passato lo Stoll possa forse aver avuto un impiego (marginale ?) presso la prestigiosa Università di Berkeley, egli non risulta fare parte del corpo accademico della stessa. Ma ripercorriamone la biografia. Clifford P. Stoll, nato nel 1951, ha ottenuto nel 1980 il PhD in astrofisica presso l’Università dell’Arizona discutendo la tesi “PhD9: Polarimetry of Jupiter at large phase angles“. In precedenza, durante il suo dottorato, aveva pubblicato (tra il il 1975 e il 1979) 4 articoli su Giove (Jupiter). Successivamente il suo curriculum scientifico conta – a quanto ho trovato – 4 articoli pubblicati tra il 1994 e il 1998 su meteoriti ed asteroidi, e qualche lavoro relativo a simulazione e all’uso di librerie grafiche in astronomia. Non è esattamente il curriculum scientifico di un luminare – difficile sia stato professore a Berkeley. Dopo la tesi di dottorato aveva lavorato al Lawrence Berkeley National Laboratory in qualità di system administrator (nome altisonante che significa tecnico informatico).

Ecco l’equivoco (o forse l’imbroglio) in cui è caduta Garzanti: non “professore di astronomia presso l’Università di Berkeley”, ma “tecnico presso il Lawrence Berkeley National Laboratory”, un (sia pur prestigioso) laboratorio governativo multidisciplinare situato a Berkeley, sulla collina sopra il campus della UCB (University of California at Berkeley). Professore? Lo è stato: in una terza media (eighth grade physics teacher) alla Tehiyah Day School di El Cerrito, California.

Tutto ciò forse non è particolarmente rilevante. Soprattutto però, in nessun modo è sostenibile che Stoll sia stato “uno dei creatori di Internet“, sebbene la sua notorietà sia di fatto legata ad Internet. Nel 1986 nell’ambito del suo lavoro come gestore di computer scoprì uno hacker (Markus Hess) che risultò legato al KGB. Su questo caso, nel maggio 1989 prestò testimonianza alla United States Senate Judiciary Subcommittee in una audizione sui virus di computer. Sulla vicenda scrisse un libro (“The Cuckoo’s Egg: Tracking a Spy Through the Maze of Computer Espionage“), ed un articolo (“Stalking the Wily Hacker“). Si trattò di uno dei primi casi di giurisprudenza relativa al digitale. Per quanto individuare lo hacker e raccogliere prove sia stato un lavoro di notevole importanza, nulla di quanto fatto dallo Stoll può lontanamente giustificare l’affermazione che si tratti di “uno dei fondatori di Internet“.

Stoll sfruttò la notorietà acquisita nel caso di spionaggio per scrivere un secondo libro: “Silicon Snake Oil” (1995). Ebbe una buona risonanza, anche perché l’uscita fu accompagnata da un articolo su Newsweek. Le tesi riportate erano principalmente delle previsioni riguardo all’impatto che Internet avrebbe avuto sulla società (“Why the Internet Will Fail”). Tra queste, predisse la scarsa fortuna di Internet nel mondo dei giornali e l’impossibilità che il commercio elettronico avesse successo.  Fortunatamente per loro, né Pierre Omidyar (ebay), né Jeff Bezos (Amazon) devono averlo letto. Probabilmente neppure presso il New York Times devono aver prestato troppa attenzione al libro…

Dall’anno successivo Stoll iniziò a ripetere una variazione sul tema, questa volta sull’impatto di Internet sul sistema educativo: “Internet will do little to resolve kids’ reading deficiencies, restore music and art programs, or enhance interpersonal communication opportunities.” da “On Surfing and Steering the Net. A Conversation with Crawford Kilian.” O’Neil, John, Educational Leadership, v.54 n.3 p.12-17 Nov. 1996. La tesi è poi stata sviluppata nel libro citato da Reale.

Infine, l’abiura, o meglio, l’ammissione dell’errore: nel 2010, nell’ambito di una interessante discussione on-line Curmudgeonly essay on “Why the Internet Will Fail” centrata sul suo libro del ’95, Stoll ebbe a commentare “Dei miei molti errori e strafalcioni, pochi sono stati così pubblici come le mie affermazioni del 1995. Sbagliato? Si. All’epoca stavo tentando di contrastare l’onda di commenti futuristici su come Internet avrebbe risolto i nostri problemi“. Autorevole?

Giovanni Reale dice: “Dov’è la sapienza che abbiamo perduto nell’informazione? (p. 36)”, “La società, oggi, tende assurdamente a considerare i puri dati di informazione offerti dagli strumenti di comunicazione multimediali superiori alla maturità e quindi al di sopra della saggezza. (p. 76)”.

Eppure, forse la saggezza sta (anche) nel saper raccogliere e vagliare informazioni, e nello scegliere meglio le fondamenta su cui basare le proprie tesi. Documentandosi un poco di più e meglio (magari con una piccola ricerca su google) avrebbe potuto scoprire quanto raccontato qui, e magari anche dare un’occhiata alla (patetica?) esibizione (ma forse sarebbe meglio definirla “clownerie”) di Stoll su TED del 2006. Nel video Stoll parla per oltre una quarto d’ora riuscendo a non dire nulla, cucendosi addosso un cliché da scienziato pazzo, con i capelli alla Einstein e tentando di impressionare il pubblico con citazioni della sua tesi di dottorato di 30 anni fa e di un ben noto esempio topologico (la bottiglia di Klein, una struttura geometrica correlata alla striscia di Moebious). Lanciandosi in una dimostrazione di come si dovrebbe fare didattica,  effettua una misura della velocità del suono che se per un verso è brillante (anche se si tratta di una variazione di una tecnica nota), dall’altro ha valore didattico quantomeno limitato. In sostanza, “he makes a fool of himself“.

Stoll

Insomma: penso che se il prof. Reale avesse approfondito un pochino, avrebbe proprio evitato di citare il personaggio, e dato più solida sostanza ai propri (rispettabili) argomenti.

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Open-ed: una raccolta di risorse didattiche

Open-ed è stato creato per favorire l’utilizzo delle risorse educative da parte di insegnanti di K-12 (Kindergarden to 12th grade: sostanzialmente l’intero arco scolastico). Si autodefinisce “World’s Largest Educational Resource Catalog” con oltre 250.000 risorse catalogate. Si tratta di video (prevalentemente in lingua inglese) e giochi didattici interattivi, tutti ad uso gratuito. E’ accessibile sul sito opened.io.

octoed

Un particolare che rende interessante l’iniziativa è il fatto che vengono messe a disposizione degli sviluppatori delle API per interagire con il sistema, integrandolo nel proprio software.

Le API consentono agli sviluppatori di trovare le risorse sulla base di standards o di parole chiave, e di sottomettere risorse per l’aggiunta al repository. Sono descritte su apiary. Inoltre il software che gestisce il sito di opened è disponibile in open source su github.

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Se un giorno mi vedrai vecchio… Lettera di Angelo Mulotto

Trovata per caso in rete, mi è parsa una bella lettera e la rimbalzo qui. Di Angelo Mulotto:


Se un giorno mi vedrai vecchio:

se mi sporco quando mangio e non riesco  a vestirmi.. Abbi pazienza, ricorda  il tempo che ho trascorso ad insegnartelo.

Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose… non interrompere… ascoltami,  quando eri piccolo dovevo raccontarti sempre ogni sera la stessa storia finchè non ti addormentavi.

Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare… ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle storie perchè non volevi fare il bagno.

Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non  guardarmi con quel sorrisetto ironico, ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc.

Quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso… dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire… 

La cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti lì che mi ascolti.

Quando le mie gambe stanche  non mi consentono di tenere il tuo passo  non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti come io ho fatto con te quando muovevi i primi passi.

Quando dico che vorrei essere morto… non arrabbiarti; un giorno comprenderai  che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età  non si vive, si sopravvive.

Un giorno scoprirai che nonostante  i miei errori ho sempre voluto il meglio per te, che ho tentato di spiegarti la strada.

Dammi un po’ del tuo tempo,  dammi un po’ della tua pazienza  dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te.

Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza e in  cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te.

Ti amo figlio mio.

Angelo Mulotto

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Tenete d’occhio Stefano Feltri

Stefano Feltri è un giornalista de “Il Fatto Quotidiano” dove tiene un blog. In precedenza ha lavorato per “Il Foglio” (che non è tra i giornali che amo), ed ha pubblicato due libri: “Il candidato. Tutti conoscono Montezemolo. Nessuno sa chi è davvero”, e “Il giorno in cui l’euro morì”, entrambi pubblicati da  Aliberti nel 2011.

Mi è capitato di vederlo qualche volta in TV in alcune puntate di “Otto e mezzo” da Lilli Gruber, con la quale collabora. La settimana scorsa (novembre 2013) ha tenuto “Prima pagina”, la trasmissione mattutina di Radio Rai 3 che dà conto di quel che appare sui giornali ed apre un filo diretto con gli ascoltatori.

SFeltri

Ne ho apprezzato la competenza (in tema economico) e quella che mi è sembrata pacata sensatezza e ragionevolezza nelle argomentazioni.

Mi ha anche colpito un commento. Una ascoltatrice tentava di difendere la posizione di una deputata grillina (no, non quella che crede alle sirene) e diceva “in fondo è giovane, può peccare un poco di ingenuità”. La risposta di Stefano è stata: “No, l’argomento dell’ingenuità non posso accettarlo. La deputata è del 1974, ha 10 anni più di me!”.

Già. Stefano ha solo 29 anni. E vedere dei giovani bravi riuscire a farsi uno spazio ed avere successo è davvero una notizia confortante. Come dice Gigi Proietti, “de ‘sti tempi…”

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