Silvio Berlusconi è comunista?

Ma perché in 18 anni, di cui oltre 10 al governo,con una maggioranza schiacciante a camera e senato, Berlusconi non è riuscito a cambiare l’Italia come si era proposto ed aveva promesso?

Lui risponde:

  1. perché i meccanismi costituzionali hanno tali vincoli da rendere ingovernabile il paese;
  2. perché il premier non ha alcun potere se non quello di stendere l’ordine del giorno del consiglio dei ministri;
  3. perché “in realtà non avevo la maggioranza, ma ero in una coalizione con alleati riottosi e infedeli, che mi mettevano i bastoni tra le ruote o mi pugnalavano alle spalle”;
  4. perché esiste una lega di comunisti che include i capi di stato (Scalfaro, Ciampi, Napolitano), i membri della Corte costituzionale (in particolare i 5 nominati dai capi dello Stato), la stampa e buona parte della magistratura che ha sistematicamente boicottato le iniziative del governo B.

Se è sicuramente vero che alcuni aspetti della ingegneria costituzionale italiana (come il bicameralismo perfetto) non favoriscono la rapidità nei processi legislativi, sarebbe interessante se S.B. avesse la cortesia di spiegarci come i suoi predecessori siano stati in grado di guidare l’Italia attraverso il miracolo economico degli anni ’60, e attraverso modernizzazioni importanti (infrastrutturali, industriali, sociali e legislative) che indubbiamente sono avvenute tra la nascita della Repubblica e il 1990. Tra l’altro, lo hanno fatto proprio in condizioni di coalizione tra alleati che non erano propriamente in sintonia.

Sarebbe interessante che S.B. ci facesse capire come pensa di gestire l’interazione con i suoi alleati con le sue “truppe” (visto che gli alleati sono gli stessi della volta scorsa, e che i membri della sua formazione politica sono stati scelti la volta scorsa personalmente da lui e dai suoi più stretti collaboratori – gli stessi che assieme a lui hanno scelto questa volta gli eleggendi).

Mi piacerebbe anche avere da S.B. una definizione di comunismo. Ad esempio, lui definisce “comunista” Oscar Luigi Scalfaro, mentre wikipedia.en di lui dice: “a staunch catholic, and in the past a rather conservative and anti-communist politician, Scalfaro nevertheless distrusted many members of the DC who changed support to Forza Italia, and was consistently on bad terms with Prime Minister Silvio Berlusconi” (cito la wikipedia inglese e non quella italiana per evitare sospetti di comunismo della stessa). Definisce “comunista” Carlo Azeglio Ciampi, che ha sicuramente una storia di antifascista (ma non di comunista) e che ha avuto una lunga storia di profilo tecnico eccellentemente svolto, mentre  la sua presenza politica è sempre stata considerata da tutti super partes. Di lui wikipedia.en dice:  “He usually refrained from intervening directly into the political debate while serving as President. However, he often addressed general issues, without mentioning their connection to the current political debate, in order to state his opinion without being too intrusive. His interventions have frequently stressed the need for all parties to respect the constitution and observe the proprieties of political debate. He was generally held in high regard by all political forces represented in the parliament.” Temo che in realtà S.B. consideri “comunista” chiunque non è allineato con lui.

Vorrei che S.B. ci facesse capire come pensa di mantenere le sue promesse, che sono le stesse – non realizzate – del 1994, 1996, 2001 e 2006 e 2008. La risposta parziale che ci dà è, in sintesi: “datemi la possibilità di cambiare la Costituzione (cioè le regole) nel modo che dico io, in modo che io abbia poteri pieni per fare quello che penso giusto senza doverlo discutere con altri“.

Ecco, questo è il punto. S.B. è sicuramente un uomo di capacità non comuni, ma non sa cosa sia la politica e non è un democratico. Sa raggiungere i suoi obiettivi se la strada è sgombra e diritta, se lui può fare quello che vuole senza rendere conto ad altri e senza rispettare le regole poste da altri. Gli manca la capacità di ascoltare costruttivamente, di mediare, se vogliamo anche di dribblare l’avversario con intelligenza per raggiungere i suoi scopi. Nessun grande politico, a meno che non sia stato un dittatore, ha avuto la strada libera: tutti hanno dovuto fare i conti con ostacoli e oppositori, e la misura della loro grandezza sta proprio nella misura degli ostacoli che hanno superato, nel rispetto delle regole esistenti.

In sostanza,  S.B. ha ampiamente dimostrato di essere vocato all’esercizio egemonico del potere, come si può forse fare nella propria azienda, ma come non è consentito nella res publica, nella cosa di tutti.

Paradossalmente, sarebbe forse stato proprio un eccellente dittatore in un regime comunista…

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